La forza dello stupido. L’effetto Dunning-Kruger sul territorio di Marino

Non parleremo di Storia, Archeologia, Arte, Cultura, ma racconteremo di coloro che scrivono, dissertano, disputano, esaminano tali discipline del sapere umanistico.

Uomini e donne con curricula in bianco, qualche sparuta lettura o esperimento passato, orbitanti in un metro quadro di sapere si cimentano e dissertano, con accenti da soggetti navigati, su diverse discipline, scoperte eclatanti, intuizioni geniali, altissime vette cui può condurre, senza una solida formazione, solo una ben precisa e strutturata ignoranza di fondo.

Il mondo è pieno di tali brillanti scienziati del nulla, in Italia se ne hanno sfavillanti esempi. La profonda e distorta consapevolezza, mischiata all’ignoranza galoppante e infarcita da movimenti sciolti e continui nei social inoculano fino all’ultimo capillare il virus dell’inettitudine e dell’incompetenza.

I territori castellani evidenziano illustri esempi, soprattutto in campo umanistico, soggetti con le tasche piene di soluzioni ultime, elargitori a piene mani di scoperte sensazionali con la parola definitiva ad argomentazioni aperte, che studiosi, quelli veri, dibattono da anni.

I territori di Marino non ne sono immuni. Prolificano personaggi, tanto straripanti di Sapere quanto assenti di titoli e meriti, i quali infieriscono e demoliscono non una singola materia ma contemporaneamente più branche della conoscenza, abbattimenti trasversali delle discipline, dall’Architettura alla Geologia, dall’Archeologia all’Arte, dalla Filosofia alla Scienza.

Potrebbe sembrare semplicisticamente Superbia, ma è solo forza della stupidità.  Totalmente e puramente inconsapevoli di essere affetti da una distorsione cognitiva che genera il cosiddetto effetto Dunning-Kruger.

David Dunning e Justin Kruger sono due psicologi della Cornell University, il loro sudio “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties of Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-assessments” pubblicato nel 1999 è un piccolo classico degli studi sull’ignoranza di sé.

Il risultato delle ricerche dei due studiosi è conosciuto come “effetto Dunning-Kruger”.

Tale effetto è stato definito “sovrastima delle proprie capacità”, cioè il pensiero, frequente e presente, che a fare o sapere qualcosa siamo migliori di quanto siamo in realtà. Le persone incompetenti tendono a sopravvalutarsi, a sovrastimare le proprie capacità, ritenendole, nei casi più gravi, addirittura superiori alla media.

L’effetto Dunning-Kruger, consiste in questo: più uno non sa niente di un argomento, non ha vere capacità, più crede di saperla lunga.

Per lo stesso motivo, gli incompetenti tendono a non riconoscere la reale competenza altrui. In definitiva, bisogna saper fare bene qualcosa per essere in grado di giudicare come la fanno gli altri. È la ragione per cui, in linea di massima, gli studenti non hanno la facoltà di darsi da soli i voti agli esami.

Gli incompetenti, secondo Dunning e Kruger, non giudicano la propria abilità in base all’effettivo confronto dei risultati a lungo termine con quelli del resto delle persone. Al contrario, partono con un’idea preconcetta sul proprio grado di preparazione (“sono bravissimo”) e tendono a cercare conferme – in realtà inesistenti – nei risultati.

L’effetto Dunning-Kruger può avere aspetti drammatici. Può portare qualcuno a convincersi di poter allenare una squadra di calcio di serie A, oppure di aver risolto problemi su cui gli scienziati si dibattono da decenni, o peggio a controbattere e dare soluzioni su temi importanti della Medicina. 

Più drammatico ancora è quando gli ignoranti si mettono in contatto tra loro e formano un gruppo, una rete, sostenuti da loro sodali e seguaci, una rete a supporto di qualunque argomento sballato scaturito dalla propria incompetenza. Una rete piccola o grande che sia dove tutti questi incompetenti riuniti finiscono per convincersi e sostenersi a vicenda, rafforzandosi nell’idea che chi non la pensa come loro è in malafede, è corrotto, è al soldo di qualche oscuro potere, che le evidenze contrarie sono fabbricate, manipolate da misteriosi gruppi di interesse.

Magari, non tanto per assurdo, potrebbero persino arrivare a pensare di essere in grado produrre figure da presentare al governo una nazione o all’amministrazione di una città.

Un incubo sollevato solo da una fievole speranza, come ci avvertono Dunning e Kruger: “se uno comincia a studiare, se impara qualcosa su un argomento, se prova sul serio a cimentarsi in un’attività, finisce per rivedere le proprie valutazioni iniziali. Diventa più critico verso se stesso, si mette in discussione” e questo non solo per il suo bene, per la sua felicita, ma per il bene e la felicità di tutti.

Marco Cavacchioli 16.01.2019

 

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