Lo strano caso del mosaico rinvenuto a S. Maria delle Mole

Note di Archeologia de noantri – Nelle ultime settimane gli abitanti di S. Maria delle Mole hanno avuto la possibilità di ammirare con i propri occhi l’immensa ricchezza archeologica sepolta nel nostro territorio. E’ bastata una trincea poco profonda aperta nel marciapiede di Via della Repubblica a far riemergere prepotentemente la Storia attraverso il rinvenimento di strutture di epoca romana che delimitavano un grande mosaico in tessere bianche e nere. La notizia dei ritrovamenti, in una strada di passaggio tra le più affollate della frazione, ha scatenato subito un’ondata di post con immagini del mosaico e i relativi commenti sui gruppi locali di facebook, fino ad arrivare ad un passaggio di pochi minuti anche nel telegiornale di Rai Tre Buongiorno Regione del 18 Novembre.

L’eccezionale ritrovamento è anche stato oggetto di un articolo apparso nel giornale Il Caffè dei Castelli Romani (ed. n° 382 dal 10 al 16 Novembre 2016) a firma di Luca Priori. E su questo articolo vale la pena di soffermarsi per una serie di riflessioni. Il pezzo riporta una serie di inesattezze che vale la pena di commentare, allo scopo di evitare ai cittadini appassionati, una visione distorta e spesso superficiale di fatti riguardanti la Storia e l’Archeologia del nostro territorio sempre più spesso riscontrabile nella stampa locale.

Ma entriamo nel merito dell’articolo e partiamo subito dall‘interpretazione dei pochi resti del mosaico e delle strutture murarie, leggiamo: “Il mosaico, infatti – forse appartenente ad una villa romana databile a cavallo tra i secoli I a.C. e I d.C. oppure ad una tomba”, premesso che un’identificazione della struttura più  aderente alla realtà può essere data solo con uno studio più approfondito riportandola anche al contesto topografico antico generale, è invece la datazione che risulta sballata, perché ad oggi la fattura artistica del mosaico, corroborata in parte anche dalla strutture murarie, spostano la datazione alla seconda metà del II sec d.C. allineandosi quindi, come cronologia,  anche alle strutture archeologiche limitrofe.

Poi ancora: “Il prezioso cimelio si trovava sotto la sede del marciapiede……..perimetro in cui erano in corso lavori alle tubature che interessano quel pezzo di strada. Nessuno, tuttavia, sino ad oggi era mai incappato nel mosaico che rimaneva appena sessanta centimetri al di sotto del marciapiede che vi era evidentemente stato costruito sopra”, anche qui delle imprecisioni, in primo luogo non si tratta di “lavori alle tubature” ma aperture di trincee e pozzi di entrata/uscita per consentire il passaggio delle fibre ottiche attraverso la perforazione orizzontale, inoltre i resti archeologici, non solo erano già stati intercettati ma anche parzialmente distrutti più di 10 anni fa dalla trincea scavata per la posa del cablaggio elettrico,  che addirittura aveva sfruttato il mosaico come un letto di posa.

Nella seconda parte dell’articolo c’è un passo la cui sintassi espressiva ci fa balzare per un attimo indietro al tono di quella voce scandita e celebrante dei cinegiornali del tempo che fu: “A dare al notizia del clamoroso ritrovamento sono stati i cittadini dell’associazione “Sempre Boville”, presieduta da Pino Cardente, che erano impegnati in una passeggiata archeologica domenicale, sul posto, allertati, sono intervenuti gli archeologi competenti agli scavi e alla messa in sicurezza”, ora  al netto delle manie di protagonismo di improvvisati Indiana Jones de noantri, i quali con vezzo di investigatori di lunga data scoprono, individuano, allertano, bruciando la concorrenza e stando sempre sul pezzo,  ecco, forse sarebbe necessario spiegare ai cittadini di questa associazione che le dinamiche del processo di vigilanza archeologica sono disciplinate e applicate secondo leggi dello Stato. A futura memoria, la vigilanza archeologica su cantieri di questa portata e in zone sensibili archeologicamente è regolata da alcuni articoli del Codice degli Appalti, nonché dal Codice dei Beni Culturali,  che prevedono la vigilanza archeologica con uno o più Archeologi professionisti sul cantiere, sotto le direttive dell’Ispettore di zona della Soprintendenza Archeologica, come è avvenuto naturalmente  secondo le leggi, anche in questo cantiere. Stiano quindi sereni i cittadini dell’associazione Sempre Boville e dormano sonni tranquilli, poiché la macchina del Ministero e delle Soprintendenze Archeologiche procedono e lavorano a prescindere dai loro solleciti e dai loro provvidi e subitanei interventi.

A conclusione, ma questa è una riflessione del tutto personale sulla questione, ben venga l’iniziativa  del comitato di quartiere di S. Maria delle Mole, concretizzata in una richiesta al Comune di Marino affinché consideri la possibilità di un recupero e  valorizzazione del complesso archeologico per renderlo a pubblico godimento. Tuttavia, al di là di un facile giudizio entusiastico sulla scia della straordinarietà del ritrovamento, è anche necessario che ogni cittadino prenda coscienza delle reali dinamiche procedurali, temporali e legislative che intervengono nelle questioni relative al recupero e valorizzazione di beni archeologici.  Partiamo dai tempi, i ritrovamenti hanno solo ritardato i lavori per la posa della fibra ottica, perché il passaggio dei tubi di contenimento è già avvenuto attraverso una perforazione orizzontale che ha bypassato, ad una quota inferiore  5-6 metri di profondità, i resti archeologici.  Nel  contempo si è deciso di indagare il contesto archeologico, allungando la trincea esplorativa  fino ad intercettare la sede stradale dell’Appia Antica o quel che ne rimane. Quindi la trincea di scavo aperta avrà ancora pochi giorni di vita. Finito lo scavo, effettuati i rilievi e la documentazione, la trincea verrà richiusa e i resti archeologici ricoperti. Passiamo alle responsabilità e alle possibilità di valorizzazione, non v’è dubbio che  la Soprintendenza Archeologica possa avallare progetti di valorizzazione, purché ideati secondo tutti i dettami della sicurezza e delle regole di conservazione, ciò che invece rimane in sospeso è il motore di tutta la questione, ovvero copertura economica, in questi casi il primo il primo attore è il Comune di Marino che, se realmente interessato e intenzionato, potrebbe instradare la macchina amministrativa sulla via che va dal reperimento dei fondi fino ad arrivare all’affidamento dell’eventuale progetto di valorizzazione.

Il Comune è al corrente della situazione, però i margini temporali sono strettissimi, perché i lavori sono a conclusione e ben presto il cantiere verrà chiuso. Un risposta chiara e netta però non può più farsi attendere non solo verso il comitato di quartiere di S. Maria delle Mole che ha sollevato la questione, ma anche verso tutte le persone che hanno a cuore il recupero delle testimonianze storiche, come questa, non appartenenti ad un singolo territorio, ma al mondo intero.

Il Comune, attraverso i suoi organi, valuti attentamente la situazione e comunichi chiaramente una delle due decisioni possibili: “si può fare, ecco come” oppure “non si può fare ecco perché”.

Autore: Marco Cavacchioli, 23 Novembre 2016

 

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