Progetti folli sull’Appia Antica. Dal tram a vapore allo stadio Olimpico sulle catacombe.

Nella lunga e travagliata storia urbanistica di Roma, a cavallo tra la nascita del neo Stato Italiano fino  alla metà del ‘900, alcuni progetti che andavano ad intaccare fortemente il tessuto della città vennero ineluttabilmente realizzati, ponendo a sacco ampie zone urbane e della Campagna Romana, altri,  per la loro bizzarria ebbero la sfortuna dalla loro parte e la  fortuna da quella dei posteri di non trovare mai la luce. La storia di due progetti, alquanto stravaganti che riguardano la Via Appia Antica, merita di essere raccontata.

Il tram a vapore sulla Via Appia Antica passante per Frattocchie

Nel 1880 la Società Anonima dei Tramways e Ferrovie Economiche, Roma-Milano-Bologna  (Société générale des chemins de fer économiques) con sede a Bruxelles, inoltra al direttore generale delle Antichità e Belle Arti Giuseppe Fiorelli richiesta di costituzione di una strada ferrata direttamente sull’Appia Antica che serviva:  “per congiungere la città di Albano colla Capitale mediante un tram a vapore come già fece per Tivoli […] La Via Appia, nel tratto fra Capo di Bove e le Frattocchie, essendo chiusa al pubblico transito, è solo percorsa dagli studiosi di sue antichità e sufficientemente larga per accogliere il tramway. Senza che questo tocchi o danneggi menomamente i sepolcri che la fiancheggiano e senza che il pavimento antico ne sia punto danneggiato e possa dar motivo a quegli inconvenienti che si verificano talvolta sulle vie frequentate. Il Tramway faciliterebbe la visita, lo studio e l’illustrazione degl’insigni monumenti di questa Regina Viarum. Essa sarebbe maggiormente sorvegliata e conservata affidandone la custodia ai numerosi cantonieri della Società”.  Il Ministero, non alieno da una concessione del permesso a determinate condizioni, dovette cedere di fronte all’intervento di quell’immenso studioso che fu Rodolfo Lanciani, il quale spiegò, attraverso osservazioni circostanziate, l’inattuabilità del progetto.  Il caso arrivò anche in Parlamento e fu oggetto di “Interpellanza del senatore Vitelleschi al Ministro dell’Istruzione Pubblica sulla supposta concessione di un tramway sulla via Appia Antica”.

Lo stadio Olimpico nelle Catacombe di San Callisto sulla Via Appia

Nel 1955 il Presidente del Comitato Olimpico Nazionale, l’avvocato Onesti si reca a Castel Gandolfo dal Santo Padre Pio XII per mostrargli il plastico di uno stadio per le Olimpiadi del 1960, da costruirsi “nella zona della catacombe di S. Callisto di fronte alla chiesetta del Quo Vadis”, quindi nei terreni della Santa Sede. II Papa abbracciò il progetto tanto che il 9 Ottobre benedì la prima pietra in piazza San Pietro. La notizia scosse fin dalle fondamenta parte del mondo degli studiosi e intellettuali tanto che lo stesso Antonio Cederna denuncerà il folle progetto, destinato ad un’area densissima di presenze archeologiche, dalle pagine de “Il Mondo” del 18 Ottobre 1955. Cederna scriverà: “Il nuovo stadio olimpico sorgerà proprio sopra le Catacombe di San Callisto poiché come dicono le guide, l’area complessiva della necropoli occupa tutto il tratto tra la chiesa del Quo Vadis e S. Sebastiano: quindi i costruttori potranno dar prova della loro abilità, sfruttando gallerie, loculi e arcosoli per sistemarvi spogliatoi, docce servizi annessi… Che i cattolici dell’Azione Cattolica possano accingersi, con tanto impudente spavalderia, a trasformare in stadio olimpico un terreno impastato di ossa di santi e martiri, questo supera veramente di limiti della nostra comprensione…. Il progetto smentisce le leggi di tutela delle bellezze d’arte, paesistiche e naturali, smentisce la legge di piano regolatore che in quella zona non prevede impianti sportivi, smentisce infine clamorosamente il Piano Paesistico di tutela della Via Appia Antica, pubblicato meno di un mese fa… una posizione incomoda tanto più dopo che Azione Cattolica e CONI, per assicurarsi il successo e soffocare sul nascere i dissensi, sono già ricorsi all’autorità del Papa… Il progetto di Stadio sopra le catacombe di S. Callisto appare come un focolaio d’infezione, anzi come un’astuzia della speculazione per trasformare la Campagna Romana intorno all’Appia in miserevole periferia cementizia. Il progetto di uno stadio sopra le catacombe rientra in un piano più vasto e abilmente prestabilito…Espandendo Roma verso Sud si fa piazza pulita dell’ultima Campagna Romana, che il buon senso nonché le regole elementari dell’urbanistica, consigliano di salvare come pupilla degli occhi: e si dà l’ultimo tocco alla distruzione di tutto il verde intorno a Roma, da anni metodicamente perseguita, con grande vantaggio economico di alcuni latifondisti periferici, principi decaduti, appaltatori di immondizie, imprenditori e pie società generali immobiliari….Eppure nonostante tutto, non possiamo ancora credere che questo nuovo sfregio, questo maledetto stadio olimpico, possa davvero diventare realtà. Nonostante il vile silenzio di studiosi, archeologi e romanisti, nonostante l’incompetenza di tanta parte della stampa, l’impreparazione e la debolezza delle amministrazioni crediamo che esistano ancora persone illuminate, istituzioni e accademie, italiane e straniere, laiche e cattoliche, che possano intervenire, per sventare il progetto”.  

Anche qui, fortunatamente, prevalse un buon senso, da parte delle amministrazioni, naturalmente sempre posticipato rispetto al movimento di denuncia che si sollevò grazie e soprattutto agli articoli del Cederna e alle sue continue battaglie a difesa della Via Appia Antica.

 

di Marco Cavacchioli

 

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