IL PORTALE SEICENTESCO A DUE SANTI – VIA SPINABELLA

Lo stato attuale del portale  (2017)

Da anni ormai, all’incrocio tra via Appia e Via Spinabella, in località Due Santi, si erge un’alta struttura monolitica costituita da impalcature e teli verdi. I teli vanno ad impacchettare, come fosse un oggetto ormai accantonato, un magnifico portale in peperino che dà accesso ad una vasta tenuta. L’impalcatura è stata istallata, qualche anno addietro, per porre in sicurezza ed eventualmente risolvere i problemi di ordine strutturale del portale, ma ancora oggi, purtroppo, tutto rimane così, immobile, inalterato, completamente celato ad abitanti e turisti.

Ma ricordiamo quale gioiello è celato ancora sotto una parete sintetica che fa da bacheca a cartelli di annunci immobiliari di ogni genere. La splendida architettura seicentesca, viene spesso indicata come “Portale Barberini” quasi ad attribuirne la proprietà alla nota casata nobiliare. Ma è stata sufficiente un’analisi attenta da parte degli studiosi per dimostrare l’inconsistenza di tale attribuzione.

I PROPRIETARI DELLA VIGNA E LA COSTRUZIONE DEL PORTALE

Un attento studio dell’iscrizione collocata presso la sommità del portale ha fornito preziose informazioni riguardo sia la proprietà della vigna a cui si accedeva dal portale, sia sul reale committente dell’opera e la datazione del portale stesso.

Testo dell’iscrizione

L’iscrizione così recita: “Domenico Fonzia (Dominicus Fonthia) carrarese, caro al casato Barberini per i suoi servigi e per la sua fedeltà, dopo aver fissato in Roma il domicilio ed il suo patrimonio, in una campagna posta di fronte ai boschi e inutilizzata per le spine e bonificata, piantò una vigna. Sotto lo stemma del benefattore Urbano VIII P.O.M. aprì un ingresso ornato di qua e di là nell’anno del Signore 1633. Se l’uva tira fuori dalle viti qualcosa di dolce l’ape suole farlo sgorgare dallo stemma Barberini”.

Ciò dimostra che Domenico Fonzia fu il proprietario della vigna e allo stesso tempo il committente del portale, datato 1633 che dava accesso alla sua proprietà di campagna (la documentazione indica che i lavori vennero eseguiti almeno dal 1631). Sappiamo che Domenico Fonzia fu un notaio che lavorò spesso al servizio dei Barberini, pertanto egli, attraverso le parole dell’iscrizione posta sul portale d’ingresso della sua vigna, volle manifestare al Pontefice (Urbano VIII, 1622-1644  – Maffeo Barberini) e al suo casato, la gratitudine e la predilezione mostrata nei sui riguardi (caro al casato Barberini). Anche la notissima  pianta della Via Appia (parte 2°) di Domenico Parasacchi del 1637, conferma il notaio Fonzia  come titolare della proprietà, infatti si legge in corrispondenza del portale “VIGNIA DE FONZACA”.  L’iscrizione, nella sua parte finale ci indica anche un altro portale secondario (molto semplice) nel lato opposto della tenuta (vedi figura della tenuta), mentre l’ultima frase allude alle famose api nello stemma Barberini.

In virtù quindi di quello stretto legame tra il notaio e il suo Papa benefattore, il Fonzia volle concepire il portale, non sulla Via Appia come sarebbe stato quasi più naturale, ma rivolto, quasi in modo privilegiato, verso Castel Gandolfo, dove già i Barberini avevano stabilito la loro residenza da qualche anno (Urbano VIII già da Cardinale amava soggiornare a Castel Gandolfo, fu il primo Papa a villeggiare nella residenza pontificia).

I PROPRIETARI DELLA TENUTA PRECEDENTI E SUCCESSIVI

Sappiamo che il toponimo dell’area prima che venisse acquistato dal Fonzia era “Pedica della Statua”, un toponimo dal sapore spiccatamente archeologico, nei fatti siamo nell’area della città di Bovillae. L’area, acquistata dal notaio Fonzia, compariva infatti precedentemente  nel catasto dei beni dell’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata, e successivamente  concessa in enfiteusi perpetua proprio dai Colonna al Notaio.  Successivamente, morto Domenico Fonzia, un documento datato al 1682, ascrive la proprietà a Pietro Fonzia, suo figlio. Nel catasto Gregoriano (1821-1828) la proprietà risulterà, poi della famiglia Doria-Pamphili. Da quel momento in poi numerosi sono stati i passaggi di proprietà, fino ad arrivare agli anni 20 del ‘900 nei quali risulta come “Vigna Bernabei”.

IL PORTALE, OPERA DI CARLO RAINALDI

Appurate data, proprietario della vigna e del portale e quindi anche il committente dell’opera, rimane solo individuare l’architetto che ha progettato e disegnato il portale. Gli Storici dell’Architettura e dell’Arte Barocca, per stile, forme e strutture, convergono tutti verso una famiglia di architetti molto attiva a Roma nel ‘600, i Rainaldi (Girolamo Rainaldi padre e Carlo Rainaldi figlio). I Rainaldi sono figure ben note anche nel panorama del Barocco in territorio di Marino, ricordiamo soprattutto Girolamo Rainaldi (1570-1655) e la sua opera svolta a Marino sotto Ascanio Colonna nella sistemazione dei giardini colonnesi (con i due portali ancora visibili su via Costa Batoccchi) e nel ridisegnare l’assetto del Barco Colonna con il suo famoso portale d’ingresso. Ma è in particolare sul figlio, Carlo Rainaldi (1611-1691) che si soffermano gli Storici dell’Arte, il disegno di questo portale, per le consistenti affinità con molte sue opere, costituirebbe proprio un inedito da associare alla lista delle sue opere giovanili. Ricordiamo che Carlo Rainaldi fu uno degli architetti di maggiore statura del ‘600 romano, italiano ed europeo. Basti citare alcune sue opere importanti come la facciata di S. Andrea della Valle e la progettazione dello spettacolare ingresso in Roma sulla via Flaminia, con la sistemazione delle due chiese gemelle (S. Maria di Montesanto e S. Maria dei miracoli) in Piazza del Popolo.

UN INSOLITO PORTALE

Il portale presenta un accorgimento tecnico molto particolare. Il suo vano di accesso alla tenuta è strombato, nel senso che presenta un restringimento del suo spazio dall’esterno vero l’interno in maniera asimmetrica da sinistra verso destra. Questo accorgimento aveva lo scopo di accentuare e invitare la visione prospettica dell’interno da parte dell’osservatore che proveniva dalla sinistra, determinando quindi un punto di osservazione preferenziale della tenuta, proprio per chi percorreva e proveniva dalla Via Appia.

Il portale presenta nella parte superiore l’iscrizione inserita al di sotto di un timpano triangolare spezzato, realizzato allo scopo di creare spazio per l’inserimento dello stemma Barberini (ora mancante, resta solo il gancio in ferro che lo teneva in sede).

IL DESTINO DEL PORTALE

L’impressione, forse più la certezza, fornita ormai dall’esperienza è che il destino dell’opera sia ormai inesorabilmente segnato nel rimanere ingabbiato da ferro e teli per sempre. Questo rappresenta solo uno dei tanti casi di architetture che necessitano di una cura immediata e che pongono come prioritaria la necessità di un censimento preliminare sulla quantità e stato di conservazione dei Beni Culturali nel Comune di Marino, segnando “in rosso” quelli più problematici. Senza tale premessa, sulle condizioni reali e le criticità delle opere, non si avrà mai chiara una base di partenza per progettare e ricercare tutte le possibili fonti di finanziamento per “tentare” di porre fine al lento degrado delle opere d’arte che si consuma lentamente di fronte agli occhi di cittadini e turisti.

Marco Cavacchioli, 02/08/2017

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