Una memoria ritrovata. Il dipinto su rame della Madonna del Rosario nella basilica collegiata di S. Barnaba a Marino.

La dott.ssa Claudia di Bello, Storica dell’Arte, ci racconta con competenza e minuzia di dettagli  la sensazionale scoperta.


Una memoria ritrovata. Il dipinto su rame della Madonna del Rosario nella basilica collegiata di S. Barnaba a Marino.

In questi ultimi giorni a Marino si è assistito ad uno di quegli eccezionali casi in cui la memoria comune, pur se a fatica, è riuscita ad avere la meglio sulle intricate spirali del tempo che implacabilmente tentano di inabissarla.

La basilica di S. Barnaba è stata il teatro di uno straordinario rinvenimento che ha interessato, più precisamente, l’altare della cappella del SS. Rosario, la terza sul lato meridionale della chiesa, luogo che da sempre è stato oggetto particolare della devozione dei fedeli dal momento che ha ospitato, dal 10 dicembre del 1662 fino al furto del 1984, l’antica e miracolosa immagine della Madonna del Popolo, oramai sostituita da una copia dell’artista marinese Doriana Onorati (fig. 1).

Sotto l’alloggiamento della celebre icona e all’interno di un’intercapedine ricavata nella muratura dietro l’altare, è stata rinvenuta una tavola di rame sulla quale è dipinta ad olio l’immagine della Madonna del Rosario secondo la consueta iconografia che prevede la Vergine assisa su un trono di nuvole, con il Bambino seduto sulle sue ginocchia, e affiancata dai due principali santi domenicani: san Domenico a sinistra, mentre riceve la corona del Rosario, e santa Caterina a destra che a mani giunte volge lo sguardo alla Madonna (fig. 2).

Contestualmente è stato rintracciato un articolato meccanismo di corde e carrucole (fig. 3), ancora ben funzionante, che, tenendo conto dei diversi tempi liturgici, permetteva l’esposizione alternata della Madonna del Popolo e della Madonna del Rosario, dando vita ad un artificio scenografico del tutto simile alla celebre ‘macchina barocca’ che ancora oggi, ogni pomeriggio, entra in funzione sull’altare di s. Ignazio nella chiesa del Gesù a Roma. Nei tempi ordinari le immagini venivano coperte da uno sportello metallico siglato da un monogramma mariano.

La (ri)scoperta si deve alla lungimiranza di Mons. Pietro Massari. L’abate parroco della stessa basilica di S. Barnaba, infatti, una volta accolti con fiducia e curiosità i ricordi giovanili di un fedele, si è messo sulle tracce di ciò che ormai sopravviveva solo nella memoria di qualcuno. Non bisogna perciò meravigliarsi della reazione poco sorpresa di alcuni fedeli più anziani di fronte al clamore che la notizia del ritrovamento ha riscontrato nelle ultime settimane, i quali, anzi, quasi se lo aspettavano. È il caso della signora Maria Concetta che, senza scomporsi troppo, ha reagito all’annuncio della presentazione di una sensazionale scoperta avvenuta in S. Barnaba, prevedendo il rinvenimento, a destra dell’altare del SS. Rosario, di quel sistema di corde che lei, da bambina, aveva visto azionare ogni sera dal sacrestano poco prima della chiusura della basilica e che serviva a coprire la Madonna del Popolo con una lastra di metallo dorata siglata dal monogramma mariano. Una descrizione dell’ingranaggio, inoltre, era stato descritto nell’Ottocento da Girolamo Torquati nei manoscritti ancora inediti contenenti i suoi Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di MarinoLa memoria della ‘macchina’, dunque, non era andata perduta e don Pietro ha saputo ‘ascoltarla’.

Il dipinto della Madonna del Rosario appena ritrovato è caratterizzato, grazie alle qualità del supporto metallico, da vivida luminosità e da colori smaglianti e presenta peculiarità stilistiche inequivocabilmente riconducibili alla cultura artistica settecentesca. Settecentesco, d’altronde, è pure l’altare che lo ospita, come testimonia l’iscrizione inserita al centro del timpano spezzato del dispositivo liturgico sulla quale è specificato che l’altare fu realizzato dal Capitolo della basilica nel 1746 e “che questo altare per speciale grazia di Benedetto XIV P.O.M., sia dichiarato in perpetuo privilegio alla beata Maria Vergine del Rosario” (fig. 4). L’altare completo in tutte le sue parti decorative fu poi consacrato, come specifica il Torquati, il 2 gennaio 1751 alla presenza di mons. Antonio Becik, vescovo di Nicopoli.

È perciò lecito sospettare che il rame sia stato eseguito appositamente per il nuovo altare della cappella.

In ogni caso, come ha prontamente chiarito l’architetto Francesco Petrucci, esperto di arte barocca e conservatore di Palazzo Chigi ad Ariccia, il dipinto è “una replica o una bella copia della pala della Cappella Bonanni Primi, conservata nella chiesa domenicana di S. Caterina da Siena a Magnanapoli a Roma ed eseguita da Giuseppe Passeri, uno dei più prolifici e talentuosi pittori del primo ‘700 romano”. La pala di Magnanapoli (fig. 5), eseguita da Giuseppe Passeri tra il 1702 e il 1703 contestualmente ad altri lavori nella chiesa, raffigura appunto la Madonna con Bambino, san Domenico e santa Caterina, e di essa esistono diversi bozzetti e disegni preparatori.

Alla luce di questa identificazione e giacché la realizzazione dell’altare segue di qualche decennio la morte del Passeri (1714), si è aperto un ampio ventaglio di possibilità circa l’originaria destinazione del rame, la sua cronologia e il suo autore. Tuttavia, a sciogliere ogni dubbio, è intervenuta un’altra provvidenziale scoperta: un privato cittadino marinese ha reso noto un carteggio risalente al 1760 in suo possesso, contenente, tra l’altro, una descrizione dell’altare del SS. Rosario. Dal carteggio veniamo a conoscere esattamente la data, l’autore e i committenti, dunque tutti i presupposti che hanno condizionato e motivato la realizzazione del rame, oltre al suo costo e al peso: “…v’è la nicchia nel mezzodetto altarino ove si conserva la sacra ed antica immagine della S.ma Vergine col suo Bambino a man dritta come si dirà in appresso sotto la tendina e dentro la sacra nicchia v’è un rame grande nel quale è dipinta la S.ma Vergine del Rosario con il suo Bambino, san Domenico e santa Caterina di Siena pittura di Sebastiano Ceccarini pagata detta pittura scudi 10 e tutto il rame pesa libbre quaranta pagato scudi 13 il tutto elemosina de benefattori fatta la pittura il 27 maggio 1748 che serve per custodire la sacra immagine”.

Non è ancora possibile stabilire se la scelta del modello del dipinto, cioè la pala della Cappella Bonanni Primi di Magnanapoli, sia da attribuire al pittore o ai ‘benefattori’ committenti poiché intensi erano stati i rapporti tra la comunità religiosa domenicana di Marino e i monasteri dello stesso ordine a Magnanapoli.  Quel che il soggetto del rame marinese per il momento sembrerebbe provare è la discreta fortuna della Vergine del Rosario di Giuseppe Passeri.

Un altro aspetto, tra i tanti ancora da chiarire, può essere meglio compreso: al di là della funzione scenografica della ‘macchina’, segnale dell’adesione alle mode del tempo, perché si rese necessaria l’alternanza di due immagini mariane? La risposta la offre l’articolata storia della costruzione della basilica che le ospita, dalla quale sembra emergere che la bizzarra soluzione sia stata in realtà il risultato di un compromesso: come si evince dalle visite pastorali, prima della costruzione della monumentale Collegiata, l’icona miracolosa della Madonna del Popolo era conservata gelosamente e venerata in una cappella della chiesa di S. Lucia mentre il culto del SS. Rosario era ospitato presso un sacello, affidato all’omonima confraternita, ricavato in uno spazio della navata laterale della chiesa di S. Giovanni. Come noto, le due chiese medievali di S. Lucia e di S. Giovanni, furono, nel corso del XVII secolo, entrambe soppresse, sconsacrate e adattate ad altre funzioni per lasciare il posto all’erigenda S. Barnaba, e le loro proprietà, i loro benefici e le loro rendite furono riuniti e assegnati alla nuova basilica, dove confluirono anche i culti venerati nei precedenti, rispettivi, spazi.

L’antica relazione del trasporto in S. Barnaba dell’icona della Madonna del Popolo, avvenuta il 10 dicembre 1662 e che sancì la definitiva soppressione delle antiche chiese, documenta che, da quel momento, nella terza cappella della navata destra di S. Barnaba, già assegnata alla Venerabile Compagnia del SS. Rosario, due culti, con le loro rispettive liturgie, dovettero condividere il medesimo spazio. Alla luce di queste premesse la ‘macchina’ dell’altare del SS: Rosario appena rinvenuta può essere letta come un’efficiente soluzione a comuni problemi di ‘convivenza’!

Claudia di Bello, Storica dell’Arte  07.Dic.2017


2 pensieri riguardo “Una memoria ritrovata. Il dipinto su rame della Madonna del Rosario nella basilica collegiata di S. Barnaba a Marino.

  • 7 dicembre 2017 in 21:58
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    Articolo scritto con eleganza e alta competenza.
    Esauriente nella descrizione dei dettagli, nella cronologia degli eventi, dei luoghi,delle opere.
    Complimenti alla dot. ssa Claudia Di Bello!

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  • 11 dicembre 2017 in 10:45
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    Complimenti a voi del blog e a chi ha scritto questo meraviglioso e illuminante articolo

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