UNA TESTIMONIANZA DELL’INGEGNERIA ROMANA NEL COMUNE DI MARINO

IL MURO E IL SEPOLCRO TRA XII E XIII MIGLIO DELLA VIA APPIA

Strabone, geografo in età Augustea scrisse: “I Romani posero ogni cura su tre cose sopra a tutte, che furono invece trascurate dai Greci, l’aprire cioè strade, il costruire acquedotti, il disporre nel sottosuolo le cloache”, cogliendo in pieno l’importanza che questa Civiltà diede alla realizzazione di opere complesse di ingegneria civile.

Uno dei più grandi monumenti prodotti dalla tecnica ingegneristica romana nel territorio comunale di Marino lo possiamo ammirare sulla via Appia al km. 22.200, a pochi passi dal confine con il Comune di Castel Gandolfo (fig. 1).

Esempio – Strada e muratura di contenimento

Si tratta di un muro imponente lungo circa 150 mt. a destra della via Appia Nuova (la foto in alto del muro e sepolcro è stata realizzata negli anni venti del ‘900, in fig. 2 la situazione attuale) che in questo tratto è sovrapposta a tracciato della Via Appia Antica. Il muro, in opera quadrata, in grossi blocchi di peperino disposti fino a 4 filari, costituisce la struttura di contenimento della porzione di territorio a destra della via che risultava ad una quota più elevata rispetto al piano stradale dell’Appia Antica, tale tipologia di opera poneva in sicurezza il passaggio di mezzi  e persone da eventuali smottamenti del versante più alto (vedi figura di esempio).

Molte strutture murarie simili le ritroviamo a ridosso, sempre della Via Appia, nell’area dei Castelli Romani, sia con la funzione di contenimento come nei tratti della discesa nella zona del Castello di San Gennaro a Genzano (fig. 5), sia vera e propria opera di sostruzione con funzione di sostegno del piano stradale come nel caso della grande struttura muraria che permetteva alla Via Appia di attraversare il vallone di Vallericia in direzione Collepardo (fig. 6). 

Qualche studioso dell’800 ha messo in relazione questo tratto murario con le mura di cinta della citta di Bovillae, riferendosi alle fonti classiche. In particolare il celebre architetto Luigi Canina (l’autore del progetto di ripristino della via Appia Antica da Roma a Bovillae a metà dell’Ottocento) riferisce: “tra le due indicate colonne miliarie [XII- XIII], si vedono sussistere diverse reliquie di mura di sostruzione che dovettero evidentemente servire per sostenere le mura erette nello stabilimento di Bovillae in municipio romano dopo la costruzione della Via Appia”.  L’inconsistenza di tale ipotesi è semplicemente confermata da un’altra importante evidenza archeologica che si trova a pochi metri dalla suddetta muratura; è un sepolcro (ben visibile dalla foto in alto) che svetta ad un livello superiore e al di là del muro, la cui presenza stessa  conduce alla logica conclusione, che oltre il muro non si sarebbe potuto configurare lo spazio di una città, che prevedeva, fin dall’antica legge delle XII Tavole (Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve urito – Nessun morto può essere cremato né sepolto in città) il posizionamento di sepolture e strutture funerarie al di fuori dello spazio sacro e inviolabile della città.

Attualmente il sepolcro è ancora in piedi, all’interno di una proprietà privata, perfettamente mascherato da una fitta vegetazione, ma ancora è visibile la sua sagoma anche dalla Via Appia (fig. 3).

LA DEMOLIZIONE ABUSIVA DEL MURO

Un curioso e interessante documento del 1943 (fig. 4) ci racconta una denuncia riguardo una parziale demolizione di questa muratura. Il documento redatto dal Soprintendente alle Antichita di Roma è inviato al proprietario dell’area, così recita:


Al Sig. Francesco Bartolucci

Via Marghera 13

Roma

 Roma, 8 Marzo 1943 XXI

 

Oggetto: Via Appia – Due Santi – Demolizione abusiva di un muro antico

 

In due sopralluoghi compiuti recentemente da funzionari di questo Ufficio, è stato accertato che la S.V. ha aperto, in corrispondenza con l’ingresso del proprio villino presso Due Santi, un breve squarcio nel lungo muro in opera quadrata che in quel punto corre parallelamente all’Appia Antica. Non posso non deplorare vivamente questa manomissione operata senza alcun permesso di questa Soprintendenza, ad un rudero di notevole importanza archeologica, e rinuncerò a prendere provvedimenti del caso soltanto perché suppongo che il permesso di costruzione del villino rilasciatovi il 13 Luglio 1942 dal Superiore Ministro vi abbia fatto credere erroneamente, ma in buona fede, all’implicita concessione di sbrecciare anche il muro suddetto, perciò vi diffido a recare in avvenire altri danni e manomissioni al muraglione in parola.

 IL SOPRINTENDENTE

 


Fortunatamente la muratura è ancora presente e visibile, anche se sarebbe auspicabile poterla vedere libera dalla vegetazione infestante e con un cartello di informazione turistica per i camminatori che si avventurano su questa direttrice. Stesso discorso per il sepolcro che potrebbe essere oggetto di  una bonifica vegetazionale per renderlo ben visibile da chi percorre l’Appia.

Marco Cavacchioli, 13.nov.2017

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